giovedì, 26 gennaio 2006
La questione è nell’aria, anche se a parlarne fino ad ora sono soprattutto i giornali vicini al premier: non è che l’assenza di Prodi dagli schermi televisivi sia una vera e propria strategia comunicativa? Ne sapremo di più in futuro, difficile pensare che la cosa non assuma le forme di un vero e proprio tormentone. Questa campagna elettorale sembra sempre più faccenda da addetti ai lavori, preferibilmente nottambuli. La serata di ieri è stata piuttosto magra, non offrendo di meglio che qualche primo piano sulla Moleskine di Bertinotti ospite da Ferrara e il brivido di uno sguardo languido di Valeria Marini in un Porta a Porta dedicato alla seduzione. A onor di cronaca aggiungiamoci pure Lerner de L’Infedele, ma tutto è parso troppo prolisso quanto prevedibile. Se la campagna vivacchia su considerazioni di questo tipo, in attesa di tempi migliori e magari di qualche tema che infiammi il (vero) dibattito, paiono cristalizzate posizioni e strategie enunciative dei quotidiani italiani nei confronti della politica. Nulla di male per carità; l’unico dispiacere è che proprio come 5 anni fa, i quotidiani si siano già agganciati al traino dei (non) temi della televisione e con essa finiscono irrimediabilmente per giocare di rimbalzo col gioco dei commenti e delle impressioni sul chi ha vinto (vinto cosa?) e sul chi ha perso (perso cosa?). Libero, Il Giornale e L’Unità hanno già messo in marcia gli eserciti nella guerra della contrapposizione frontale. La Stampa e Il Corriere della Sera continuano a mordere centrodestra e - in forme più tenui - il centrosinistra. Illuminante il giornale di Torino che riesce a far parlare di politica finanche Monica Bellucci, tanto da titolare il pezzo sulla presentazione del suo ultimo film con un virgolettato “Quest’Italia non mi piace”. Repubblica mette in campo uno stranamente sintetico Scalfari su Unipol. Tutto sonnecchia, finanche il Foglio di Ferrara. A quando l’incendio?
postato da: Perchiazzi alle ore 16:04 | Permalink | commenti
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